ARTICOLO DE il MADEINBERGAMO.it

Si scrive Scanzorosciate, si legge Moscato di Scanzo Docg. Un legame inscindibile tra il territorio di un unico Comune e il particolarissimo vitigno autoctono che vi dimora dalla notte dei tempi perché solo su quelle splendide colline può dare il meglio di sé. Ad appena sette chilometri da Bergamo, Scanzorosciate si adagia sulle prime colline che segnano il confine naturale tra la Pianura Padana e le Prealpi orobiche. Un territorio caratterizzato da un dolce susseguirsi di dossi e avvallamenti, ricoperti da appezzamenti di natura rigogliosa che si ritagliano il poco spazio lasciato libero dai preziosi vigneti. Un polmone verde dall’elevato spessore naturalistico e paesaggistico che, con i suoi cascinali isolati, i filari di cipressi, il silenzio e la felice esposizione alla luce del sole, richiama subito alla mente gli angoli più belli della Toscana. E se molti vini di origine toscana sono apprezzati in tutto il mondo e molto spesso raggiungono le vette delle classifiche dedicate, non pare azzardato sostenere che anche per il Moscato di Scanzo si prospetti tale nobile destino. I segnali della rinascita hanno cominciato a manifestarsi a partire dal 2009, anno in cui all’antica tradizione produttiva di questo vino è stata riconosciuta la Denominazione di Origine Controllata e Garantita, la prima Docg di Bergamo, quinta in Lombardia e la più piccola d’Italia per estensione della coltivazione.

DOPO LA GUERRA AVEVA RISCHIATO DI SCOMPARIRE

Un premio arrivato dopo anni bui per questo vino, compreso il rischio di estinzione che si profilava a partire dal secondo dopoguerra. Effettivamente, fino a qualche anno fa, in pochi avrebbero scommesso sul Moscato di Scanzo: l’industria e l’edilizia, sempre più fiorenti, rappresentavano un’ottima fonte di reddito per la popolazione locale che pian piano aveva quindi abbandonato la coltivazione della vite. Negli anni Novanta al vino era stata negata la Doc in quanto ritenuto un sottoprodotto del Valcalepio. Grazie ad alcuni viticoltori che non si sono arresi e si sono costituiti in Consorzio, nel 2002 è stato possibile ottenere la Doc. Un primo passo verso la Docg.

FRA I SUOI ESTIMATORI C’È PERFINO LA FAMIGLIA REALE INGLESE

Oggi questo nettare è apprezzato dai membri della famiglia reale inglese, è sbarcato a New York, è stato inserito nella carta dei vini del ristorante del prestigioso Hotel Belmond Villa Cipriani di Venezia, tra i migliori venti alberghi al mondo, e il suo Dna è stato sequenziato dal Centro Interdipartimentale di ricerca per l’innovazione in Viticoltura ed Enologia dell’Università di Milano per provarne l’effettiva autoctonia e per preservarne l’autenticità selezionando le migliori tra le 23 linee clonali individuate: non poche per un vitigno coltivato in soli 31 ettari di terreno…

IL PRIMO A “ESPORTARLO” FU GIACOMO QUARENGHI….

In realtà la popolarità e l’apprezzamento a livello mondiale erano già stati riconosciuti a questo particolarissimo moscato anche grazie al pittore e architetto bergamasco Giacomo Quarenghi.

… CHE NE PORTÒ IN DONO ALCUNE BOTTIGLIE ALLA ZARINA CATERINA II

Raggiunta la Russia per il rinnovamento architettonico della città di San Pietroburgo, donò alla zarina Caterina II alcune bottiglie del prezioso vino. Pare che la Grande abbia gradito parecchio, facendolo diventare, in poco tempo, la bevanda preferita da tutta la sua corte.

NEL 1850 ERA L’UNICO VINO ITALIANO “QUOTATO” ALLA BORSA DI LONDRA

Il successo fu immediato, al punto che la sua fama si diffuse in tutta Europa fino ad arrivare, nel 1850, a essere l’unico vino italiano trattato alla Borsa di Londra per la bellezza di cinquanta ghinee. Il più caro al mondo! Questo vitigno è considerato dagli storici tra i più antichi d’Italia e che lo stesso territorio ne sia stato influenzato addirittura nella toponomastica è assodato. Il nome dell’antico Comune di Rosciate deriva dal greco “Ros” (mazzo d’uva) e dal suffisso “Ate” (villaggio).A suffragare l’influenza greca su quest’area, il ritrovamento di una coppa di origine ellenica, ora esposta al Museo Archeologico di Bergamo. “Scantius”, Scanzo, fu fondata in epoca romana. Nel 1927 i due Comuni furono fusi dando vita a Scanzorosciate.

LA TINTA ROSSO RUBINO È DECISAMENTE UNICA PER UN MOSCATO

Ma cosa rende il nostro vino così speciale? I fattori sono molteplici. Innanzitutto si tratta di un vitigno che produce uva dal colore nero-blu e dona al vino una tinta rosso rubino decisamente unica per un moscato.

IL SAPORE È INCONFONDIBILE GRAZIE ALLE … ROCCE LUNARI

Inoltre, il sapore inconfondibile è garantito dal terreno di origine morenica, dal quale le radici delle vigne traggono i numerosi minerali, e dalla presenza dei “Sass de Luna”, la particolare roccia che, aggregandosi in grossi noduli calcarei, assorbe il calore del sole durante il giorno e lo rilascia gradualmente durante la notte contribuendo, in tal modo, a mantenere un microclima costante del suolo. Assolutamente da considerare anche il processo di lavorazione lungo e laborioso. Dopo la vendemmia, tardiva rispetto alla media, le uve vengono lasciate appassire per almeno tre settimane allo scopo di concentrare zuccheri e aromi; successivamente il vino viene messo a riposo per almeno due anni in botti d’acciaio e, in ultimo, imbottigliato.

SI ABBINA A MERAVIGLIA CON I FORMAGGI ERBORINATI PIÙ SAPORITI

Tutti i profumi dei fiori, dei frutti e della vegetazione di Scanzorosciate si ritrovano nella bottiglia e regalano al vino un lunga persistenza aromatica intensa piuttosto morbida che ne rende ideale l’abbinamento con formaggi erborinati dal sapore forte e con cioccolato fondente con al massimo il 70 per cento di cacao, anche se per molti esperti del settore il modo migliore per gustare questo moscato è in purezza in quanto vino da meditazione.

LA STRADA DEL MOSCATO DI SCANZO FA SCOPRIRE DOVE NASCE

Al fine di promuovere e valorizzare il territorio nella sua interezza, numerose aziende vitivinicole, unitamente al Comune di Scanzorosciate e ad altre realtà locali, hanno istituito un’associazione denominata “Strada del moscato di Scanzo”, volta a valorizzare ulteriormente le bellezze naturalistiche, artistiche ed eno-gastronomiche del paese. Si sono così moltiplicate le iniziative per migliorare gli spazi verdi presenti, partendo dalla rivalutazione delle sponde e dell’ambiente circostante lungo il corso del fiume Serio, che delimita il territorio comunale, favorita dalla costituzione del Parco del Serio Nord, fino ad arrivare al grande intervento di ripristino dei sentieri e delle realtà naturalistiche, sfociate poi nella creazione di un Parco locale di interesse sovracomunale che va dal monte Bastia fino alla valle Serradesca, posta al confine con il comune di Torre de’ Roveri e Cenate sotto. Consigliati in particolare i tre itinerari, Monte Bastia, Montecchio e Valgavarno, che attraversano il comune in tutta la sua lunghezza, guidando il visitatore tra centri storici, strade campestri e collinari, alla scoperta di paesaggi splendidi, sontuosi edifici storici e di gran parte delle aziende associate. Tutti e tre gli itinerari sono percorribili a piedi e in bicicletta e in ogni stagione regalano sensazioni differenti. Da segnalare, inoltre, la “Festa del Moscato di Scanzo e dei Sapori scanzesi”, che si svolge entro la metà del mese di settembre di ogni anno, nel suggestivo borgo medievale di Rosciate e che sta facendo registrare risultati sempre più eccellenti in termini di partecipazione e gradimento.

Testo realizzato da Elisabetta Longhi per www.ilmadeinbergamo.it . Le foto sono pubblicate su gentile concessione del Consorzio Moscato di Scanzo.